Gruppo marmoreo di estrema finezza con Bacco e Arianna secondo l'antico attribuito a Carlo Albacini (After) Carlo Albacini (1734 - 1813)
Italia Roma circa 1800
Provenienza
Una Collection'S privata francese
Scolpita a tutto tondo in marmo bianco, la giovane coppia è raffigurata mentre cammina e apparentemente si scambia due parole, il braccio sinistro di lui avvolge delicatamente la spalla di lei, sostenendo parte del panneggio, una corona di vite fruttifera posta sul capo di lui, mentre quello di lei non mostra bacche, dalla spalla destra di lei pende una suggestiva pelle di capra. In ottime condizioni, con un restauro sull'indice sinistro di Arianna.
Questo gruppo scultoreo finemente intagliato è uno dei numerosi esempi conosciuti di questo soggetto, tutti ispirati a un originale greco-romano classico del I e II secolo d.C. che ora si trova al Museum of Fine Arts di Boston (inv.68.770). Dimostra l'inizio del corteggiamento di Bacco nei confronti di Arianna e illustra il "ritorno all'antichità" che fu espresso in numerose opere archeologiche a Roma alla fine del XVIII secolo. Il soggetto lo rendeva perfetto per un'ampia varietà di ambientazioni e copie pregiate del soggetto sopravvivono in collezioni come quella dei Rothschild a Waddesdon Manor, a Palazzo Pitti a Firenze, al Musée des Beaux-Arts de Nantes, ai Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique e alla proprietà del National Trust Erddig in Wales.
Questo marmo è esemplare dell'estetica neoclassica, per la sua origine antica e per la creatività dello scultore che lega perfettamente queste due figure alla maniera dei gruppi in piedi di Antonio Canova (vedi Dedalo e Icaro o Venere e Adone). Questo marmo rappresenta un momento di tenera complicità che illustra la capacità degli scultori neoclassici di distaccarsi dal rigore antico per introdurre un ideale di morbidezza nelle loro opere. Queste due figure non sono semplicemente l'una accanto all'altra, ma si sposano attraverso la fusione dei loro drappi, il gioco di sguardi e il gesto avvolgente di Bacco.
Tra gli esempi superstiti del XVIII e dell'inizio del XIX secolo di questo gruppo, i più belli sono firmati o attribuiti al maestro italiano Carlo Albacini (1734-1813). Albacini era un restauratore di marmi antichi che lavorò molto su assemblaggi aristocratici come la collezione Charles Townley, che in seguito costituì la base delle collezioni di scultura del British Museum, creando anche copie di questi pezzi antichi per la sua clientela d'élite. Oltre a Townley, uno dei collezionisti inglesi più interessanti e importanti di questo periodo fu il conte di Bristol, che possedeva una bella casa a Napoli, una residenza londinese e la sua residenza di famiglia nel Suffolk, Ickworth, che intendeva riempire con eccezionali esempi di arte di ogni tipo. Bristol era un grande mecenate degli artisti italiani e un camino della sua collezione, fornito per la sua casa italiana e successivamente montato a Ickworth, è stato venduto da Sotheby's il 26 novembre 2003 al lotto 87. Questo camino eccezionalmente scolpito comprendeva due nicchie con sculture libere, una delle quali rappresentava Bacco e Arianna. Si ritiene che tutti gli elementi del camino siano stati creati dai laboratori Albacini e la qualità del nostro gruppo corrisponde a quella incorporata in questo capolavoro.
Lavorando a Roma nella seconda metà del XVIII secolo, Carlo Albacini ottenne fama internazionale sia come restauratore di antichità greco-romane che come scultore in proprio. Allievo di Bartolomeo Cavaceppi, la conoscenza della scultura antica di Albacini influenzò notevolmente la sua pratica artistica e molte delle sue opere furono variazioni su modelli classici preesistenti. Questi tipi di oggetti erano molto ricercati dai mecenati che si recavano a Roma nell'ambito del Grand Tour, in particolare dai membri della nobiltà inglese con i quali godeva di un certo favore. Oltre a Thomas Blundell, tra i clienti di Albacini c'erano il mercante d'arte Thomas Jenkins e il collezionista e antiquario Charles Townley, la cui collezione di antichità è oggi conservata al British Museum. An He era anche il favorito dei mecenati reali, tra cui Caterina la Grande e il Re di Napoli che commissionò ad Albacini il restauro dei marmi Farnese nel 1786.
Letteratura comparata
Francis Haskell e Nicholas Penny, Taste and the Antique, The Lure of Classical Sculpture 1500 - 1900, New Haven and London, 1981, 26, p. 191
Vaughan, G. 'Albacini e i suoi mecenati inglesi' in Journal of the History of Collections, vol.3, no.2, 1991, pp.183-197
Larghezza: 13 pollici e mezzo - 34 cm
Altezza: 28 pollici - 71,5 cm
Profondità: 12 pollici - 30 cm